Il dottor Mabuse

 

IL DOTTOR MABUSE

Giovannino Guareschi

testi di Giorgio Casamatti e Guido Conti

9788899574468_0_0_0_75I “defuntoni”, le “gozzutone”, i “bernoccoluti” e poi ancora figure mostruose come i “porturanghi” una commistione di portinaie e di oranghi, i “gallofanti” un incrocio tra galline ed elefanti. Ma ci sono anche le “zitellone da spiaggia”, le “bustone esplosive” che fanno saltare i reggiseni con gran danno, le “dentierone volanti” e le “tabaccone volanti” di felliniana memoria, varianti di quelle che saranno le vere protagoniste delle vignette di Guareschi di quel periodo: le vedovone e le prevedovone. Sono questi alcuni protagonisti de “Il dottor Mabuse” fumetto disegnato da Giovannino Guareschi, che uscì sul “Bertoldo” in 14 puntate tra il 1936 e il 1937. Oggi, lo riproponiamo per la prima volta nella sua completezza in occasione del cinquantenario della morte del suo autore, avvenuta a Cervia il 22 luglio 1968. Ispirato dal protagonista dei film di Fritz Lang, Mabuse è il simbolo del male e incarna un dittatore senza scrupoli che vuole conquistare il mondo, proprio quando Mussolini e Hitler cominciano a preparare gli eserciti per la seconda guerra mondiale.

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GIUSTIZIA DAL MEDIOEVO

Agostino Guardamagna

Mauro Sangiorgi

Invito1150. Nella tormentata Italia dei Comuni l’affascinante notaio Berto, signore di Alto Fosso, splendido maniero medievale della pianura lombarda, governa con mano felice la comunità di un castello dal fascino fiabesco, dove coltiva con amore e profitto lo studio del diritto. ma un giorno, inaspettatamente, un evento sconvolge la tranquillità del castello. Caterina, orfana giovane e devota al servizio del notaio, viene aggredita e rapita da quattro briganti a cavallo. Il notaio, affezionato a lei come a una figlia, decide di mettersi subito sulle tracce dei rapitori.

Ai giorni nostri. Il rapimento di Caterina e le vicende di notar Berto turbano Matilde che trovi tra le righe del manoscritto incompiuto del fratello allusioni familiari. Quel fratello appena morto in un incidente stradale insieme a sua figlia Caterina che viaggiava al suo fianco. Matilde è tormentata dal sospetto che quelle pagine non siano frutto della pure fantasia romanzesca del fratello Alberto, bensì ispirate da una realtà misteriosa e pericolosa. Alberto si dilettava come scrittore nel tempo libero o voleva rivelare qualcosa attraverso quelle pagine? Matilde, provata dalla grave perdita subita, si rende conto che chiedere aiuto è l’unica strada percorribile, anche per lottare contro quel dolore insopportabile e, con grande coraggio, affronta i suoi sospetti e i suoi fantasmi grazie soprattuto al sostegno di Achille, amico comune e professore di storia del diritto medioevale all’università. Condiviso il dolore si dimezza.

 

Un mondo da leggere

La nostra libreria indipendente si differenzia dalle altre per molti motivi. Volete far contenti i vostri bambini e ragazzi? Nel nostro ampio e fornitissimo reparto dedicato a loro si svolgono anche divertenti e frequentatissimi laboratori di lettura, pittura, scultura per sviluppare la creatività al di fuori della scuola. Amate la storia e la cultura dell’Oltrepò e del vostro territorio? La Libreria Ticinum offre un ampio settore di editoria locale, con titoli rari. Siete bibliofili? Noi siamo specializzati in ricerche bibliografiche per soddisfare tutte le esigenze di lettori e studiosi. Amate incontrare gli scrittori? Il nostro apogeo è molto accogliente e ideale per presentazioni che spesso si chiudono con ricchi apericena. Venite a trovarci in via Bidone 20 a Voghera. Seguite le nostre iniziative.[/vc_column_text][vc_heading title=”Casa editrice” type=”h1″ style=”style3″ text_transform=”Default” align=”center” margin_bottom=”20″][vc_column_text]

Più valore all’editoria

La casa editrice, oltre alla pubblicazione dei libri, offre anche una ricca consulenza editoriale e grafica. La nostra decennale esperienza in ambito editoriale nazionale è stata premiata da alcune aziende private che ci hanno scelto per le proprie pubblicazioni: aziende del territorio, negozi storici e musei hanno pubblicato presso la nostra casa editrice con grande successo. Distribuiamo i nostri libri su territorio locale, in diversi punti vendita a Pavia e in tutta la provincia, e in ambito nazionale attraverso i più importanti siti di vendita on-line come ibs o amazon.

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Aprile 2018. Prima pubblicazione nella collana letteraria di Divergenze Le scie, è uno dei romanzi col miglior ritmo del primo Novecento italiano. In poco più di cento pagine l’autore attrae prima con lenta serenità, poi afferra e trascina in una vertigine di eventi sempre più drammatici.
Se gli amori avessero tutti una sorte benevola non si potrebbe crescere e trarre del buono anche nel dolore di un distacco, nella freddezza di mille incontri veloci e distanti, fino al sollievo di un momento decisivo.
Oltre il perimetro del lieto fine ci sono il sospetto, l’inganno, la beffa, la rivalsa vuota e pallida di troppe esistenze: lo stolido Pulce, oste d’un piccolo borgo, l’astuto Paolo Mortarelli, marchese di Ciciano, e poi la bella Armida, fin troppo consapevole delle sue doti, che avrà modo di turbare gli animi di molti in maniera più che decisiva.
Giuseppe Antonio Borgese, sul Corriere della Sera, definì La trappola «una di quelle rare e felicis- sime cose in cui qualche volta si adempie il destino di un artista».
Apparato critico, biobibliografia e spigolature linguistiche a cura di Matteo Basora.
Con uno scritto di Nicoletta Prestifilippo.
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La notte del 6 maggio 1928, i carabinieri di Porta Ticinese a Milano fermano due persone per schiamazzi notturni e rissa. Uno è un trentacinquenne, studente universitario provvisto di tesserino da giornalista. Interrogato, snocciola una lista di conoscenze che arriva fino al direttore del «Popolo d’Italia», quel Mussolini fratello di…, per accreditare la sua versione, ovvero che è stato fatto oggetto di adescamento indesiderato. L’altra è una bella ragazza che, naturalmente, sostiene il contrario. Ma amicizie per farsi rispettare non ne ha, e soprattutto non ha con sé i documenti, per cui devono crederle sulla parola circa l’identità e la provenienza: Desolina Berilli, in arte, essendo cantante e ballerina, Doris Brilli, di Bellano. E dunque, la mattina dopo, la ragazza viene scortata al paese natio. Che se ne occupi il nuovo comandante, tale Ernesto Maccadò, giovane maresciallo di origini calabresi giunto sulle sponde del lago di Como da pochi mesi. E lui, il Maccadò, turbato per il clima infausto che ha spento l’allegria sul volto della fresca sposa Maristella, coglie al volo l’occasione per fare il suo mestiere, ignaro delle complicazioni e delle implicazioni che il caso Doris Brilli è potenzialmente in grado di scatenare.

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I “defuntoni”, le “gozzutone”, i “bernoccoluti” e poi ancora figure mostruose come i “porturanghi” una commistione di portinaie e di oranghi, i “gallofanti” un incrocio tra galline ed elefanti. Ma ci sono anche le “zitellone da spiaggia”, le “bustone esplosive” che fanno saltare i reggiseni con gran danno, le “dentierone volanti” e le “tabaccone volanti” di felliniana memoria, varianti di quelle che saranno le vere protagoniste delle vignette di Guareschi di quel periodo: le vedovone e le prevedovone. Sono questi alcuni protagonisti de “Il dottor Mabuse” fumetto disegnato da Giovannino Guareschi, che uscì sul “Bertoldo” in 14 puntate tra il 1936 e il 1937. Oggi, lo riproponiamo per la prima volta nella sua completezza in occasione del cinquantenario della morte del suo autore, avvenuta a Cervia il 22 luglio 1968. Ispirato dal protagonista dei film di Fritz Lang, Mabuse è il simbolo del male e incarna un dittatore senza scrupoli che vuole conquistare il mondo, proprio quando Mussolini e Hitler cominciano a preparare gli eserciti per la seconda guerra mondiale.

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GIAN MAURO COSTA

Gian Mauro Costa è un giornalista e scrittore italiano. Laureato in filosofia, come giornalista ha lavorato con numerose testate tra le quali il giornale L’Ora, la Rai, Linus, Il manifesto.
Come scrittore ha pubblicato, sempre con Sellerio, i romanzi Yesterday, Il libro di legno, Festa di piazza, L’ultima scommessa, Stella o croce e cinque racconti lunghi apparsi nelle antologie Natale in giallo, Capodanno in giallo, Ferragosto in giallo, Carnevale in giallo, La scuola in giallo, Il calcio in giallo, Un anno in giallo. Come regista e sceneggiatore, ha firmato film e documentari.9788838937507_0_0_0_75

A Palermo, in una grande strada del centro, una signora gestisce una bottega di parruccaia. È una donna gentile, bravissima nella sua arte che le ha donato una notorietà cittadina, saldamente affermata in una clientela formata da artisti, donne sotto terapie invasive, travestiti. Ha spesso verso le sue clienti una tenerezza particolare che l’ha fatta considerare da alcune di loro quasi un angelo; copre alopecie con parrucche d’artista, ma le sue cure sono talvolta un balsamo psicologico. Un giorno, questa signora senza un nemico al mondo, viene trovata uccisa, in un modo sanguinosissimo, nella sua bottega sulla via trafficata. Mistero totale. La polizia avvia le indagini: i tanti clienti, possibili stranezze delle loro vite, il mondo del teatro, angoli oscuri nel lavoro… Ma la scarsezza dei risultati spegne l’ingegno investigativo. Per un caso, per una amicizia comune, se ne incuriosisce Angela Mazzola. È una ragazza di periferia. Fa la poliziotta. Semplice agente della Mobile, ma «già ne aveva fatta di strada dal suo quartiere di origine Borgo Nuovo». Da lì, figlia di un panettiere della zona, poteva uscire in molte maniere, ma improbabilmente come «sbirra». Bella, contenta di sé, solerte negli incarichi che le affidano (mediocri in effetti), non è una inflessibile paladina della giustizia e nemmeno una palestrata supereroina: è solo assetata di tutto quello che la vita può avere in serbo per lei. È questo desiderio, questo istintivo entusiasmo, il motivo che la butta nel caso del «delitto della parruccaia». La sua è un’indagine privata, «approssimativa e clandestina», condotta nel tempo libero. Ma la colpisce una polvere di indizi sfuggiti a inquirenti distratti. E sono segnali che la portano alla fine in un mondo dove gli interessi non dovrebbero entrare, e invece entrano e distruggono spietatamente.

L DIAVOLO NEL CASSETTO

Quando la pace dei boschi è percorsa da un fremito improvviso di rabbia silvestre, e di notte le volpi sembrano mettere sotto assedio il villaggio, forse bisognerebbe credere a una premonizione. In quel villaggio svizzero che vive da sempre in armonia, tutti e mille gli abitanti si sentono scrittori. Ma l’uomo che sta arrivando è il diavolo in persona. Le sue sembianze, neanche a dirlo, sono quelle di un editore. Paolo Maurensig propone un giocoso romanzo letterario che ha il ritmo prodigioso del thriller.
La letteratura è un affare molto serio per questo borgo svizzero stretto in una vallata quasi soffocata dalle montagne: si narra che Goethe di ritorno dall’Italia vi trascorse una notte per via di un guasto alla carrozza su cui stava viaggiando. Addirittura tre locande, a lui intitolate, si contendono il vanto di averlo ospitato. Inoltre, dal prete anzianissimo che redige le sue memorie alla ragazzina un po’ sciocca autrice di filastrocche, passando per il borgomastro, tutti gli abitanti del paese si sentono scrittori e ambiscono a essere pubblicati. Spediscono romanzi per posta e per posta ricevono i rifiuti dagli editori. C’è poco da scommettere, quindi, sul talento di queste mille anime. Finché il diavolo fa il suo solenne ingresso in scena: «tutto nella sua persona pecca di eccesso, il suo riso è sgangherato, il gesto è teatrale, e la voce, la voce poi, dove sembra essere custodito il segreto del suo fascino, è rotonda, impostata, senza asperità, senza picchi, ma cela un sottofondo di sospiri e lamenti». Si professa grande editore e dice di voler aprire proprio lí una filiale della sua prestigiosa casa editrice. Chi non è disposto a un patto col diavolo pur di veder pubblicato il proprio romanzo? L’unico che sembra in grado di capire la pericolosità della situazione è padre Cornelius, mandato dalla diocesi in aiuto del vecchio parroco. Ma forse nasconde anche lui qualche ombra. Paolo Maurensig ci consegna un apologo letterario raffinatissimo e coinvolgente sul narcisismo e la vanagloria, ma anche sulla nostra sete inestinguibile di storie.

“L’INCONFONDIBILE TRISTEZZA DELLA TORTA AL LIMONE”

Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida Rose Edelstein scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato, mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione; ma il peggio è che le torte preparate da sua madre, una donna allegra ed energica, acquistano prima un terrificante sapore di angoscia e disperazione, e poi di senso di colpa. Rose si troverà così costretta a confrontarsi con la vita segreta della sua famiglia apparentemente normale, e con il passare degli anni scoprirà che anche il padre e il fratello – e forse, in fondo, ciascuno di noi – hanno doni misteriosi con cui affrontare il mondo.

 

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